giovedì, gennaio 20

Tecnica oggettiva e tecnica soggettiva

Tecnica soggettiva e tecnica oggettiva.

Partirò da un brano di un mio vecchio articolo per spiegarmi.

Ho solo quattordici. Mi chiamo Karl. Sto leggendo un romanzo che mio padre, nei pochi istanti in cui si sono diradati i fumi dell’alcol, mi ha regalato: “Gli illuminati”.

Ed è il protagonista di questo romanzo, Hagbard Celine, una sorta di mix tra un super scienziato e James Bond, a divenire il mio eroe.

Tutta la storia incomincia a complicarsi quando sono morti i genitori a pochi anni di distanza l’uno dall’altro e, con l’eredità ricevuta, ho comprato un Pc ed una connessione ad Internet.

Poi c’è un altro brano.

Qui a Bagdad sono le 13 e dal cielo continuano a cadere colpi di mortaio. Non vediamo al di là delle nube di polvere che ha avvolto l’albergo nel quale risiediamo.

Dei due brani quello scritto con tecnica oggettiva è il secondo. Chi scrive dichiara chi è (un giornalista che è in uno scenario di guerra per fare informazione) dice dove si trova e perché è lì. Insomma il brano è scritto per mettere da una parte il lettore dall’altro il giornalista. La scena è narrata come se la vedessimo dall’esterno conservando il nostro punto di vista.

Nel primo brano chi scrive cerca l’immedesimazione di chi legge nella storia narrata. Si entra nella storia e nel personaggio adottandone il punto di vista.

Che tecnica seguire dipende dalle intenzioni. Se si vuole coinvolgere il lettore la tecnica migliore è quella soggettiva. Ma è facile abusarne. Nel 99% dei caso la tecnica da utilizzare è quella soggettiva.

giovedì, gennaio 13

L’articolo ed il lettore

Questo post parte da una discussione avuta in redazione con un paio di amici. Ho posto il problema della chiarezza di un articolo per il pubblico che lo legge. Il commento che mi è stato riportato è che un articolo, se è ben scritto è sempre chiaro. Non sono d’accordo con questa affermazione perché cos’ dicendo non si tiene conto che due sono le chiavi di volta di un articolo: il giornalista e il lettore. O meglio: la visione del giornalista che dà la notizia e la visione che ne ha chi lo legge. Con ciò voglio dire che quando si scrive se si vuole che il messaggio arrivi chiaro si deve sapere a chi si scrive. Non esiste un registro di scrittura assoluto. Un articolo su una scoperta scientifica può essere composto con una serie di termini tecnici e di riferimenti specifici se è destinato ad un pubblico di addetti del settore o comunque che abbia quelle specifiche conoscenze tecniche. Lo stesso articolo su un quotidiano deve essere in grado di spiegare la notizia ad un pubblico eterogeneo, cercando di essere il più chiaro possibile ed usando il meno possibile termini tecnici che possono essere esplicativi solo per gli addetti suddetti.

Insomma il modo in cui un giornalista da la notizia non può non essere influenzato dalla consapevolezza che ha dei suoi lettori.

domenica, gennaio 9

Le 5 W

Dal giornalismo anglosassone possiamo mutuare la regola delle 5 W:

* Who: chi
* What: cosa
* Where: dove
* When: quando
* Why: perché

Lo schema indica i 5 elementi che devono essere presenti in un articolo per rendere completa l'informazione data ad i lettori. Ovviamente non si tratta di uno schema da seguire tassativamente nell’ordine riportato. Diciamo che la cosa importante è che un pezzo nelle prime 10 righe riporti, mescolate anche con altre indicazioni, i 5 elementi.

giovedì, dicembre 23

Giornalismo: l'obbiettività di chi scrive

In questi giorni mi sono trovato a parlare con una amico che si sta avvicinando al giornalismo della obiettività del giornalista.
Mi viene in mente un paradosso che la mia professoressa di chimica raccontava ai tempi del liceo: quando si studia l’atomo e si inserisce uno strumento per osservare la sua struttura è evidente che conosceremo solo la situazione che si viene a creare dopo lo sconvolgimento provocato dal nostro strumento di indagine e mai il suo “stato normale”. Ossia come è quando non lo guardiamo.
Il fatto esiste a prescindere da un giornalista. Ma il giornalista è molto spesso il nostro strumento per apprendere un fatto. Perché il giornalista riferisce i fatti. Li guarda da un punto di vista, il suo, e li riferisce.
Per cui obiettività non vuole dire essere neutri di fronte al fatto,cosa di per se impossibile, come impossibile è conoscere lo stato dell’atomo quando non lo osserviamo.
Obiettività è riconoscere la parzialità del proprio punto di vista. È difficile che un giornalista non abbia opinioni su un fatto, ma il giornalista obbiettivo le separa dai fatto stesso. Prima riporterà il racconto del fatto, poi le proprie opinioni. Ecco perché è bene “attaccare il pezzo” con gli elementi del fatto e solo in coda metteremo i commenti.
La prossima volta vorrei scrivervi la regola che io seguo per “attaccare il pezzo”. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate su quanto scritto.

mercoledì, dicembre 22

Pedro Pàramo

Sto leggendo Pedro Pàramo di Juan Rulfo. Libro particolare. Dicono abbia ispirato lo stile di "Gabo" (Gabriel Gracia Marquez), forse è vero. Il libro porta a perdersi in un mondo sfuggente. fatto di ombre, mormorii.. In cui non si capisce immediatamente se le cose hanno una consistenza fisica. se le persone hanno un corpo di carne o siano solo spiriti. Un mondo che detto così potrebbe disorientare, ma leggendo il libro ci si perde volentieri nella storia, che è raccontata in frammenti, ma che col passare del tempo regala solo fiducia nello scrittore ed alle sua mani sapienti ci si affida con piacere.

giovedì, dicembre 16

Mp3 gratis!?

Parliamo di Creative Commons (CC). Nel 2001 Laurence Lessig, docente di Legge a Stanford (USA), fonda il movimento CC che propone una omonima licenza per distribuire opere di ingegno, siano esse libri, fotografie, musica e quant’altro possa essere oggetto di copyright.

L’idea di base è che tra il concetto di copyright pieno e quello di opera libera dal copyright vi sia una zona d’ombra piuttosto ampia. Per rappresentare questa zona è stata creata la licenza in questione. L’articolo che state leggendo è tutelato via CC, il che permette a chiunque lo legga di copiarlo, incollarlo altrove e utilizzarlo a condizione che si mantenga il mio nome come autore. Nel contempo l’articolo non può essere utilizzato per scopi commerciali. E soprattutto l’articolo può essere modificato purché la nuova versione sia distribuita sotto gli stessi termini di licenza dell’opera originaria.

Insomma la CC è uno strumento per assicurare una spazio on line libero dal tanto odioso e anacronistico copyright senza rinunciare alla protezione della opera di ingegno.

Queste righe mi servono per meglio spiegare l’attività di GarageBand.com

Si tratta di una azienda che si occupa di scopriree, promuovere e distribuire la musica di gruppi meno noti e sottoposti al giudizio diretto del pubblico. In pratica i musicisti che vogliono farsi conoscere mettono la loro musica a disposizione degli utenti del sito dando la possibilità di scaricarla, condividerla, ascoltarla in pubblico, ma non di venderla o modificarla.

Insomma una piattaforma per ascoltare e scaricare liberamente buona musica. C’è di tutto e di tutti i generi. Ovvio che non si tratti al 100% di capolavori, ma ci sono alcuni brani davvero interessanti.

Mentre scrivo sto ascoltando Sing Sing della Dave Manley Band un brano di puro stile jazz.

Il link al sito www.garageband.com

mercoledì, dicembre 15

Microsoft attacca?

Dopo una breve assenza – computer che aveva voglia di riposare e ha pensato bene di bloccarsi -torno on line per commentare una notizia freschissima, che si inserisce quale anello perfetto di una catena di riflessioni che da tempo sto portando avanti.

Campania piena di negozianti pirata. Lo afferma Microsoft che ha condotto una serie di verifiche. A suo dire i tassi più elevati di attività illegali sono nei negozi di Avellino”.

Ormai da tempo la Microsoft manda i suoi “mistery stopper” in giro per i negozi di computer d’Italia. Si tratta di agenti dell’azienda di Redmond che chiedono ad i negozianti preventivi per l’acquisto di un Pc prendendo informazioni sul software che verrà installato.

A quanto pare Bill Gates si è messo le mani nei capelli quando ha saputo che in Campania un rivenditore su due abusa dei suoi programmi, installando copie pirata.

Credo che l’informazione sia ottimistica perché svolta solo nelle città capoluogo.

Basterebbe recarsi in qualunque negozio di provincia di Napoli per constatare che nel 90% dei casi il preventivo di un PC non prevede l’installazione di Windows o di Office, che vengono caricati da copie illegali e quindi a costo zero.

Ormai tutti si sono abituati. Ma ciò, ovviamente non rende la cosa giusta o emulabile.

Però mi viene da fare una considerazione.

Supponiamo che il sig. Rossi abbia bisogno di un Pc per se e per i figli. Connessione ad Internet, videoscrittura, un foglio di calcolo per tenere i conti sotto controllo, ecc.

Entra in un negozio per acquistare un Pc e nel preventivo compare Microsoft Windows XP Home OEM a 90 euro, più 155 euro per Microsoft MS Office Standard 2003 in italiano nella versione “Education” (in pratica la Licenza Studente e Docente 2003 di Microsoft Office Standard riservata esclusivamente a studenti, insegnanti e famiglie con figli studenti. La licenza permette l’utilizzo e l’installazione del software a casa e/o a scuola ma non in ambienti lavorativi).

Sono quasi 255 euro di software.

Il nostro Rossi inizia una sorta di pellegrinaggio tra i vari negozi della sua zona per capire chi glielo vende a meno. Due sono i possibili quadri: il mercato è come quello attuale ed allora trova chi gli installa una copia pirata di entrambi i software a costo zero e li compra il Pc.

Il mercato è quello che Microsoft agogna: tutti i negozi vendono software originale.

Il sig. Rossi ovunque vada troverà nell’offerta quei 255 fatidici.

E qui potrebbe scattare un altro scenario.

Il consumatore vuole il miglior prodotto possibile al prezzo più basso possibile e di fronte ad un esborso di 255 euro chiede soluzione alternative. Se io fossi il negoziante cui vengono chieste queste soluzioni alternative proporrei quale software per scrivere, avere un foglio di calcolo, fare presentazioni, creare pagine web OpenOffice.

Il prezzo?

Zero euro. È un software open source che per l’utente medio fa tutto quello che in grado di fare word o excel della Microsoft.

Quale sistema operativo proporrei la distribuzione Mandrake di Linux. Costo? Zero euro.

Tra i 255 euro della soluzione Microsoft e il costo zero della soluzione freeware, cosa sceglierà il sig. Rossi?

Ma questo conviene alla Microsoft?